Chiesa S. Michele Arcangelo

Descrizione e caratteristiche

Dall’esterno (ridipinto nell’estate 1988) si può rilevare il portale barocco. Separato dalla chiesa, sulla destra, si erge il campanile dalla tipica forma a torre, in parte affrescato. L’interno è a navata unica con quattro cappelle laterali nelle quali sono inseriti, affrescati, altrettanti altari. Nel primo altare a destra, inserito in una falsa cornice di stucco, vi è l’affresco dedicato a S. Michele Arcangelo. Il secondo altare è invece dedicato al Sacro Cuore. Il primo altare a sinistra contiene in una nicchia una statua rappresentante S. Giuseppe con Bambino mentre il secondo è dedicato alla Vergine del Rosario come si può notare dalla statua che ospita.

Dell’altare maggiore è soprattutto notevole la balaustra lignea del presbiterio (secentesca o settecentesca) dove sono scolpiti putti(angeli) e altre figure. Sulla parete absidale di fondo è affrescata l’Assunzione. Ai piedi della Vergine due figure: un Vescovo e un santo. Il pulpito ligneo policromo dorato presenta a sinistra una mano con crocifisso. Sopra ad esso vi si trova una nicchia con una statua di S. Francesco con un Bambino e alla stessa altezza sulla parete di fronte un’altra nicchia con Cristo crocifisso.

Chiesa S. Michele Arcangelo

Accenni storici

La chiesa di Lardaro è di origine medioevale.

La prima notizia documentata risale al 27 gennaio 1529 in cui appare già come chiesa dedicata a S. Michele Arcangelo.

Nel 1869 si ha notizia di un pericoloso incendio che danneggiò notevolmente la sacrestia. Nel corso della prima guerra mondiale la chiesa subì ingenti danni, valutati nel 1919 in 88.000 lire italiane, pari a 40.000 corone austriache. Gli affreschi tardo settecenteschi della volta e degli altari furono poi restaurati dalla Sovrintendenza di Trento e Bolzano fra il 1919 ed il 1920.

Anche il vecchio organo fu distrutto dai bombardamenti italiani. Esso era stato costruito nel 1850 dalla ditta G. Alghisio da Fonte Lezza (Como) ed era costato la somma di 1.145,50 fiorini. Nel 1929 venne sostituito da uno nuovo della ditta Vincenzo Mascioni di Cuvio (Varese).