Chiesa di Santo Stefano

La chiesa di Roncone, un monumento barocco del 1624 dedicato a Santo Stefano, ospita un gioiello dell’arte lignea di rara raffinatezza. Si tratta della cassa d’organo mirabilmente intagliata da Giovanni Battista Polana nel XVII secolo.
L’artista, nato a Roncone attorno al 1630, morì a Roma nell’ultimo decennio del secolo, lasciando, in Valle del Chiese e nel resto d’Italia, decine di altari e arredi, a testimonianza di un’arte raffinatissima che affonda le proprie radici in una delle più antiche espressioni dell’artigianato popolare locale: l’intaglio del legno.
Ancora oggi l’organo viene utilizzato in occasione di concerti e simposi.

Eretta in posizione elevata in località Doss, la Parrocchiale di Santo Stefano serviva come rettoria le frazioni che costituivano il paese di Roncone. Orientata a nord-est, venne costruita tra il 1619 e il 1624 demolendo il precedente edificio sacro (del XIII secolo) e successivamente più volte ampliata sia in navata che nella zona presbiteriale.

La facciata è ripartita in sette settori da un motivo a reticolo determinato dall’incrocio di lesene e cornici lisce in granito; al centro si aprono il portale maggiore architravato e timpanato, elevato su di una scalinata, e una finestra a profilo mistilineo, mentre i settori laterali superiori ospitano nicchie centinate con statue; il frontone arcuato è sormontato da due vasi fiammati e dalla croce centrale. Alto zoccolo di base; finiture in granito e marmo verdello.

Sul lato sinistro si eleva il campanile quadrangolare in granito a vista, con cella dotata di quattro bifore centinate e caratteristico coronamento novecentesco a merli sfrangiati a coda di rondine. L’interno è ad unica navata, divisa in quattro campate da pilastri in granito a vista, sorreggenti ampie arcate. Le pareti della prima campata sono sfondate da arcate a pieno centro; qui trovano collocazione il fonte battesimale storico (a sinistra) e la scala di accesso alla pregevole cantoria lignea (a destra). In corrispondenza della terza campata si aprono le due cappelle fra loro speculari. L’arco santo a pieno centro introduce al presbiterio, elevato di tre gradini, terminante con gli angoli smussati; le volte e le pareti sono ornate da decorazioni a stucco attribuite ad Antonio Cometti del 1778 circa e da dipinti murali figurati realizzati da Matteo Tevini nel 1936.

Molto importanti da citare sono l’organo della Chiesa e la Pala dell’Altare Maggiore.

ORGANO:

E’ considerata la più bella cassa d’organo di tutta la provincia e fino a pochi anni fa era stata considerata la più bella opera dell’intagliatore  ronconese del 1600 G. Battista Polana. Ad attribuirgli l’opera era la tradizione popolare e tutti gli studiosi che ne avevano scritto in passato. L’autore dello scritto riguardante l’organo della chiesa di Roncone (Cattoi) nel volume “Scultura in Trentino”, contesta l’attribuzione (del sei-settecento) affermando che non vi sono prove certe che sia opera del Polana  mentre ritiene corretta l’attribuzione ad un certo Pietro Dossena,  l’autore di una cassa d’organo molto somigliante a quello di Roncone nella chiesa dei Santi Faustino e Giovita di Sarezzo (BS). Si sa per certo che sia il Polana che il Dossena erano stati allievi dello scultore Lorenzo Haili di Mantova e avevano lavorato per la bottega. I Ronconesi preferiscono pensare che la mancanza di prove certe, non debba necessariamente  portare alla conclusione che l’organo non sia opera del Polana, affidandosi al “valore della tradizione locale”. Insieme all’organo si consideravano suoi anche due altari lignei della chiesa: quello del Santissimo e quello della Madonna.

LA PALA DELL’ALTARE MAGGIORE

Si tratta di un’altra opera d’arte che merita di essere citata, una Madonna assunta con Santo Stefano patrono della chiesa e San Vigilio patrono della diocesi, il che potrebbe far pensare ad una commissione precisa della parrocchia. La pala è stata attribuita ad Alessandro Turchi detto l’Orbetto (Verona 1578- Roma 1649) un grandissimo pittore che ha lavorato a Verona, Venezia, e soprattutto a Roma. L’Orbetto tratta la tematica sacra in modo severo con un carattere naturalistico deciso, mentre l’attività pittorica di genere profano esalta la bellezza femminile con spregiudicata libertà e accenti sensuali. Ed  è forse questa la ragione del gran successo presso il collezionismo privato. Questa pala è stata restaurata circa trenta anni fa ma recentemente ha avuto bisogno di un ulteriore ritocco a causa di muffe. La cornice di marmo rosso di Francia e giallo di Castione sono attribuite agli scultori altaristi Ogna Paolo, Ogna Giovanni e Francesco di Rezzato attivi nella seconda metà del 1700. Tutti questi arredi si rifanno all’abbondanza decorativa del barocco.

 

 

Chiesa di Santo Stefano